@Massimo Cangelli

Riflessi d’inchiostro e luce

Massimo Cangelli, fotografo, Riflessi d'inchiostro e luce
Sfuggiti al peggio, spesso, cerchiamo di prendere le distanze dal dolore. Che ci sia stato è innegabile ma tentiamo di relegarlo in un cantuccio quasi a spogliarlo del suo potere per renderlo finalmente inoffensivi.
Questo libro (acquista online) è la voglia di conferirgli una funzione riparatoria, renderlo centrale e non accessorio, parte integrante di un percorso che rivendica la profondità come cura.
Dal sogno di un bambino a quello di un adulto, il protagonista si racconta ripartendo da ciò che è stato per provare a somigliare ancora al sogno di sé.
Dalla prima macchina fotografica a quella ben più complessa del professionista, Massimo Cangelli prova a rendere partecipe il lettore di un processo di stampa che non può non passare attraverso il buio di camere oscure.
Scavando nella propria esistenza e in un archivio di fotografie lungo una vita, prova a fare dono al lettore di incontri, storie, luoghi, sentimenti per regalargli la sua istantanea più bella: la speranza di una fotografia ancora da scattare.


INTRODUZIONE

Un uomo, una macchina fotografica, uno sguardo. Una sera d’autunno, una moto e un’automobile, l’asfalto reso scivoloso da una giornata di pioggia, un incidente stradale. Il ricovero, il coma, una lunga riabilitazione. La paura di perdere la vista, di non poter più fotografare, di non essere più lo stesso uomo. La voglia di non arrendersi, la forza di rimettersi in piedi, il desiderio di ritornare dietro alla macchina fotografica per ricominciare a scattare immagini di sé e degli altri. La voglia di raccontare la propria esperienza, di recuperare lo sguardo sul mondo, di sentirsi a pieno titolo parte dello stesso. Questo libro prova a raccontare attraverso pensieri, emozioni ed immagini, la storia di un fotografo ma più ancora quella di un uomo suo malgrado costretto a fare i conti con l’imponderabile servitogli dal destino. Sfuggiti al peggio, spesso, cerchiamo di prendere le distanze dal dolore. Che ci sia stato è innegabile ma tentiamo di relegarlo in un cantuccio quasi a spogliarlo del suo potere per renderlo finalmente inoffensivo.
Questo libro è la voglia di conferirgli una funzione riparatoria, renderlo centrale e non accessorio, parte integrante di un percorso che rivendica la profondità come cura.

Dal sogno di un bambino a quello di un adulto, il protagonista si racconta ripartendo da ciò che è stato per provare a somigliare ancora al sogno di sé. Dalla prima macchina fotografica a quella ben più complessa del professionista, Massimo Cangelli prova a rendere partecipe il lettore di un processo di stampa che non può non passare attraverso il buio di camere oscure. Scavando nella propria esistenza e in un archivio di fotografie lungo una vita, prova a fare dono al lettore di incontri, storie, luoghi, sentimenti per regalargli la sua istantanea più bella: la speranza di una fotografia ancora da scattare.
Non conoscevo Massimo Cangelli sino al  momento in cui nel gennaio del 2015 mi ha chiesto di aiutarlo a dare parola al suo dolore. Mi sono prestata a dare inchiostro al suo sentire chiedendogli in cambio solo autenticità. L’ho fatto non per compenso, non perchè questo mi avrebbe garantito visibilità. Ho scritto, in alcuni casi prestandogli il mio stesso Io, esclusivamente per curiosità e interesse per le profondità di cui una persona, chiunque essa sia, può sentire ad un certo punto della sua vita l’impellenza. Per lui, dunque, ma anche un po’ per me.

Anna Paola Lacatena

 

PREFAZIONE

Il percorso dell’esistenza umana è per ognuno una continua alternanza di chiaro-scuri. Esattamente come la fotografia. Un variegato susseguirsi di luci e ombre, morbide o forti, dense o appena sfumate, in grado di mettere in scena le sfaccettature della realtà, il quotidiano pulsare del mondo in cui ci troviamo. La vita ci consente a volte l’opportunità di determinare e scegliere, altre ci costringe ad accettare o a subire gli eventi, ma in tutti i casi i nostri attimi, i nostri mesi, i nostri anni, svelano agli altri come si è fatti dentro, nel profondo. E colui che, attraversando con pazienza e coraggio l’ombra più fitta, riesce a mantenere i propri punti di riferimento, ha di certo qualcosa di significativo da raccontarci. E in questo libro Anna Paola e Massimo lo hanno fatto con le parole e con le emozionanti fotografie.

Maurizio Cavalli – Presidente dell’Istituto Italiano di Fotografia

Rassegna Stampa