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La città fantasma

23 Maggio 2017

«A Ersilia per stabilire i rapporti che reggono la vita della città, gli abitanti tendono dei fili tra
gli spigoli delle case (…). Quando i fili sono tanti che non si può più passare in mezzo, gli
abitanti vanno via: le case vengono smontate;
restano solo i fili e i sostegni dei fili.Dalla costa d’un monte, accampati con le masserizie,i
profughi di Ersilia, guardano l’intrico di fili tesi e pali che s’innalza nella pianura. È quello
ancora la città di Ersilia, e loro sono niente.Riedificano Ersilia altrove. Tessono con i fili una
figura simileche vorrebbero più complicata e insieme più regolare dell’altra.Poi
l’abbandonano e trasportano ancora più lontano sé e le case.Così viaggiando nel territorio di
Ersilia incontri le rovine delle città abbandonate, senza le mura che non durano, senza le ossa
dei morti che il vento fa rotolare: ragnatele di rapporti intricati che cercano una forma

(Italo Calvino, Le città invisibili, 1972)

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